giovedì 28 ottobre 2010
mercoledì 27 ottobre 2010
Terzigno diritti congelati
Terzigno diritti congelati from Nicola Angrisano on Vimeo.
Il giorno del NO! Diecimila, forse molti di più, i cittadini di Boscoreale, Terzigno e San Giuseppe Ves. che si sono ritrovati in un enorme corteo che è partito dalla rotonda di via Passanti a Terzigno e si è ingrossato come un fiume in piena, attraversando Le strade di Boscoreale, fino a travolgere il primo blocco di polizia sulla rotonda di via Panoramica e terminare di fronte all'ultimo sbarramento della guardia di finanza davanti alla cava Vitiello.
E così a migliaia si sono riversati nelle strade per ribellarsi a quest'imposizione, alle proposte arroganti e beffarde di Bertolaso, per far capire che non ci sono alternative alla certezza dell'abbandono dei progetti sulla cava Vitiello e all'immediata chiusura e bonifica della discarica Sari.
martedì 26 ottobre 2010
Discarica Terzigno: ecco cosa accade tutti i giorni per far sversare i rifiuti
Da evidenziare, inoltre, che sulla discarica non salgono solo i "classici" autocompattatori adibiti alla raccolta dei rifiuti, ma anche cisterne e camion "semplici". La domanda sorge spontanea..cosa contengono quest'ultimi?
SalviamoilVesuvio
TERZIGNO SI RIVOLTA A BERTOLASO
Reportage di M.I.Na. (media indipendenti Napoletani) sulle rivolte di Terzigno e Boscoreale dopo la proposta di accordo fatta da Bertolaso per risolvere la perenne emergenza rifiuti che ormai travolge anche il Parco del Vesuvio.
Il video ripercorre le fasi salienti della serata di sabato 23 ottobre con gli interventi del sindaco Langella e il disaccordo dei membri del comitato del Presidio.
La serata è stata caratterizzata dagli scontri tra i manifestanti e i poliziotti in assetto antisommossa che hanno fatto un massiccio dei lacrimogeni al CS sparando anche ad altezza uomo.
Musiche dei "Dead Prez" e dei campani "Op.Rot & mc 'OZì & dj Uncino" che ringraziamo per la disponibilità.
Nicola Angrisano
lunedì 25 ottobre 2010
MARONI: GIU' LE ARMI O INTERVERREMO IN MODO DURO
domenica 24 ottobre 2010
giovedì 21 ottobre 2010
mercoledì 20 ottobre 2010
20 Ottobre: 5000 in piazza. Abbiamo iniziato per non fermarci!

Dietro lo striscione "I DIRITTI NON SI ARRESTANO....ARRESTIAMO LA RIFORMA!" gli studenti sono tornati in piazza per manifestare, ancora una volta, contro la Riforma di scuole ed università e contro i tagli al diritto allo studio.
Un corteo contro la Riforma, ma anche una risposta forte ed unitaria alla gestione dell'ordine pubblico (mai come in questo caso "disordine pubblico") messa in atto dalla Questura di Napoli durante il corteo di studenti medi, universitari e precari della scuola dello scorso 15 ottobre.
Come ormai noto in città, la DIGOS quel giorno ha scatenato una vera e propria caccia all'uomo nelle strade adiacenti alla Questura, tra l'indignazione di passanti e commercianti, colpendo ripetutamente gli studenti con calci, pugni e manganelli, sequestrando per mezz'ora due studenti nel portone di un palazzo e arrivando a procedere all'arresto di un giovane precario della ricerca.
Una vicenda che doveva concludersi con una "sentenza esemplare", come anticipato sulle pagine di un noto quotidiano della città dal nuovo Questore Giuffrè, e che invece si è risolta con un nulla di fatto in Tribunale: “Carenza di prove”, “assoluta contraddittorietà da parte della pubblica accusa”, “dichiarazioni degli ispettori della DIGOS non riscontrabili nei fatti”, questa la pronuncia del giudice sulle accuse di lesioni, resistenza ed oltraggio a pubblico ufficiale rivolte a Salvatore.
A chi vuole studenti e lavoratori ridotti al silenzio e chiusi in casa, abbiamo risposto riempiendo di nuovo le strade della città, ribandendo che vogliamo il blocco di questa Riforma e la riapertura dei finanziamenti ai servizi che garantiscono il diritto allo studio per tutti (mense, borse universitarie, residenze, libri e trasporti gratuiti per gli studenti).
Ora lo sa anche l'Assessorato regionale all'Istruzione, gli studenti riscalderanno ancora l'autunno insieme a lavoratori, lavoratori precari, disoccupati e sfruttati della nostra città.
martedì 19 ottobre 2010
Guerriglia urbana nel centro di Cagliari Pastori Sardi MPS TG3 19 Ottobre 2010
CAGLIARI - Scene da guerriglia urbana oggi pomeriggio davanti al palazzo del Consiglio regionale a Cagliari con lanci di pietre contro le vetrate da parte di alcuni pastori del Movimento guidato da Felice Floris che protestano contro la crisi del settore. Dopo le cariche e gli scontri, nella centralissima via Roma dove restano i segni della battaglia durata circa mezz'ora, regna una calma apparente. Per terra cocci di vetro, pietre, lattine e bottiglie di birra, aste di bandiera e spazzatura di alcuni cassonetti messi in mezzo alla strada dai manifestanti. Il bilancio è di sei persone fermate, alcuni feriti tra i pastori e tre feriti tra gli agenti di polizia, uno dei quali è stato colpito al volto da una pietra. Inoltre, il fotografo cagliaritano Mario Lastretti è stato raggiunto alla testa da un lacrimogeno in caduta mentre stava scattando foto della manifestazione.
domenica 17 ottobre 2010
20 Ottobre CORTEO studentesco : i DIRITTI non si ARRESTANO, arrestiamo la RIFORMA!!!
I DIRITTI NON SI ARRESTANO! ... ARRESTIAMO LA RIFORMA!
MERCOLEDì 20 OTTOBRE - ORE 9 E 30 - PIAZZA DEL GESU'
Nel 2008 centinaia di migliaia di studenti hanno manifestato contro la Riforma Gelmini ed il generale smantellamento di scuola, università e ricerca. Ora, a due anni di distanza, le conseguenze della riforma si fanno duramente sentire: tagli ai fondi, classi di 40 alunni, strutture fatiscenti, precari costretti ad inseguire di mese in mese il rinnovo del contratto, mancanza di borse di studio e diritti riconosciuti agli studenti... È per questo che in tutta Italia torniamo in piazza a gridare a gran voce che questa riforma si può e si deve bloccare!
Ma il problema non è certo solo la distruzione del sistema formativo. Come sempre accade, in tempi di crisi, l'attacco ai diritti viene generalizzato: da un lato si taglia su ogni settore pubblico (sanità, trasporti, servizi sociali etc.), dall'altro si colpisce il mondo del lavoro con licenziamenti, cassa integrazione, ipersfruttamento, precarizzazione. E su chiunque provi a ribellarsi a questo stato di cose si abbatte la repressione, proprio come il nostro compagno Tonino rinchiuso in carcere da più di due mesi a causa della sua militanza antifascista. L'ultimo episodio risale al 15 ottobre, quando un corteo di studenti, lavoratori e disoccupati è stato brutalmente caricato, alcuni studenti pestati a sangue e un precario della ricerca addirittura arrestato e processato per direttissima. Tutto questo solo per aver lottato per il diritto di decidere della propria vita e del proprio futuro. Che l'arresto fosse del tutto arbitrario è dimostrato dal fatto che le misure di custodia siano state immediatamente ritirate e la flagranza di reato addirittura contestata dal giudice.
Nonostante queste ed altre intimidazioni, noi non ci fermeremo, continueremo a fare di tante un'unica lotta, a generalizzare e rilanciare il conflitto sociale, senza delegare a nessuno la difesa e l'estensione dei nostri diritti, perché siamo determinati a riprenderci ciò che ci spetta. Facciamo come in Francia, costruiamo lo sciopero generale, difendiamo il nostro futuro. Noi la crisi non la paghiamo!
IL FUTURO È TUTTO DA SCRIVERE...
CORTEO CITTADINO
MERCOLEDì 20 OTTOBRE - ORE 9 E 30 - PIAZZA DEL GESU'
sabato 16 ottobre 2010
Napoli - 15 Ottobre 2010: la Polizia sequestra due studenti nell'androne di un palazzo
Venerdì 15 ottobre, al termine del corteo di studenti medi e universitari, insieme ai precari della scuola e i disoccupati, in piazza per protestare contro la riforma di scuola ed università, si è verificata un'assurda e inspiegabile caccia all'uomo da parte di polizia e agenti della DIGOS. Con violenza gli agenti hanno picchiato alcuni studenti e tratto un precario della ricerca in stato arrestato e processato per direttissima il giorno seguente (tutte le accuse sono decadute). Duarne la "caccia all'uomo" due studenti vengono accerchiati dagli agenti della DIGOS e rinchiusi dagli stessi nell'androne di un palazzo...
CAU Channel
Salvatore è libero! Ora torniamo in piazza.

“Carenza di prove”, “assoluta contraddittorietà da parte della pubblica accusa”, “dichiarazioni degli ispettori della DIGOS non riscontrabili nei fatti”, così oggi si è pronunciato il giudice, facendo cadere le accuse montate ad arte dalla Polizia contro Salvatore, il precario della ricerca fermato al termine del corteo di ieri.
Un corteo partecipato, pacifico ma determinato che ha portato in piazza migliaia di studenti medi e universitari, precari Cobas-scuola e disoccupati contro la Riforma Gelmini, i tagli al mondo della formazione e la sospensione delle tariffe agevolate di UNICO Campania per studenti e fasce deboli della società.
L’operato della polizia nella giornata di ieri è stato un chiaro monito per tutti coloro che in tante città italiane stanno animando la protesta studentesca: da Napoli a Palermo, da Roma a Torino chi lotta deve sapere che può essere fermato durante un corteo senza motivo, picchiato a sangue, persino trascinato in Questura, trattenuto di notte e processato per direttissima con accuse che spesso neanche reggono di fronte ad un magistrato. Tentativo fallito.Oggi 16 ottobre, più di 200 tra studenti, precari e lavoratori si sono ritrovati sotto il Palazzo di Giustizia di Napoli per chiedere la liberazione di Salvatore.
Ora che l’abbiamo ottenuta, lanciamo un appello a tutti coloro che vogliono rilanciare nella nostra città la lotta contro Riforma di scuola e Università per la costruzione di una mobilitazione che riporti in piazza studenti e lavoratori mercoledì 20 ottobre.
I diritti non si arrestano!
The future is unwritten, il futuro è ancora da scrivere…
Napoli - 15 Ottobre - 2000 studenti e precari in piazza... caccia all'uomo della DIGOS
CAU Channel
Un ragazzo, un precario della ricerca, colpevole di aver manifestato per i propri diritti, è in stato di arresto e domani mattina sarà processato per direttissima!
Venerdì 15 ottobre, al termine del corteo di studenti medi e universitari, insieme ai precari della scuola e i disoccupati, in piazza per protestare contro la riforma di scuola ed università, si è verificata un'assurda e inspiegabile caccia all'uomo da parte di polizia e agenti della DIGOS. Con violenza gli agenti hanno picchiato alcuni studenti e tratto un precario della ricerca in stato di fermo.
Dopo 5 ore di estenuante attesa, senza la possibilità per gli avvocati di salire per assistere il ragazzo, alle ore 17:20 il fermo è stato commutato in stato di arresto, con l'accusa di reati completamente inventati (oltraggio a pubblico ufficiale, resistenza...), e domani mattina alle ore 8:30 si terrà il processo per direttissima.
Da parte delle forze dell'ordine nessun contuso, come invece su molti giornali viene scritto. Resta solo la violenza con la quale oggi le forze dell'ordine, hanno deciso che è un crimine manifestare per i propri diritti, dallo studio, al lavoro, ai trasporti.
Chi in questa città è impegnato nelle lotte sociali, dal lavoro alla scuola, dall'università ai territori, non si tirerà però indietro!
Se l'autunno si preannunciava caldo, adesso è bollente e ci spetta! ...the future is unwritten...
mercoledì 13 ottobre 2010
Genova, l’Italia scopre la Serbia undici anni dopo averla bombardata
E, a parte qualche negozio che ha avuto la sfortuna di trovarsi sul loro passaggio, hanno rivolto la loro contestazione soprattutto ai giocatori della propria squadra lanciando ogni genere di messaggio ad uso interno. Un paio di striscioni in italiano, compreso uno sul Kosovo, ricordavano la loro presenza nel nostro paese. Ma nel complesso, considerando che l’Italia nel recente passato ha bombardato la Serbia, ci hanno quasi ignorati.
Quindi, nelle prime ore calde di ieri, le istituzioni ufficialmente temevano la messa a ferro e fuoco della città ma di fatto discutevano di scritte sui muri. Tanto per far vedere come la politica spettacolo sulla microcriminalità, alla quale è stato affrancato il graffitismo, è l’unico metro di misura con il quale le istituzioni valutano sé stesse e la propria affidabilità. Anche in momenti di emergenza e con i barbari alle porte.
per Senza Soste, nique la police

(ANSA) – ROMA 13 ott – PERQUISITI COVI TERRORISTI – Questa mattina con le prime luci dell’alba le forze dell’ordine hanno fatto irruzione in numerosi pollai alla ricerca del capo della (n)uova organizzazione terroristica che da giorni sta mettendo a rischio la democrazia italiana attraverso il reiterato e pericolosissimo lancio di uova contro le sedi del sindacato di stato CISL. In uno di questi covi gli agenti hanno sequestrato becchime, pagliericcio e una scaletta maleodorante; materiale che a detta degli stessi agenti dimostra chiaramente come i terroristi stessero covando nuove azioni. Tutti i reperti sono al vaglio degli inquirenti. Stando alle fonti dell’intelligence il vertice di questa (n)uova struttura criminale sarebbe occupato da una figura femminile che risponderebbe al nome di battaglia Galina Faseiova. Al momento non risultano fermi o arresti.
(ANSA) – Roma 13 ott – MARONI: LI BECCHEREMO – Prontamente informato degli sviluppi dell’operazione il Ministro degli interni ha così commentato: Purtroppo si sono volatilizzati e non siamo riusciti a beccarli.
da Collettivo Militant
lunedì 11 ottobre 2010
Palermo: aggressioni della polizia davanti al liceo Umberto I
Ci sono molte inesattezze e falsità circa le notizie divulgate dalle agenzie stampa sul sit-in antifascista davanti il liceo classico Umberto I di Palermo svoltosi ieri 09/10/10 alle ore 12:00.
Innanzitutto smentiamo che ci siano dei nostri compagni in stato di fermo o di arresto, tutt’ora rimangono “ostaggi” dello stato tre compagni universitari. Altri tre arrestati, tra cui un minorenne, sono stati rilasciati ieri nel tardo pomeriggio.
il sit-in non è stato organizzato solamente dalla nostra organizzazione ma anche da altri antifascisti palermitani, collettivi e organizzazioni tra cui il Collettivo ‘68 degli stessi studenti del liceo classico Umberto I.
Si trattava di un semplice volantinaggio di denuncia circa le ultime aggressioni fasciste avvenute davanti la scuola da parte di gruppi neofascisti come Casapound e Giovane Italia (ex Azione Giovani), l’ultima consumatasi lo scorso 25 settembre ai danni di alcuni studenti medi antifascisti di cui abbiamo già scritto sul nostro blog.
Il volantinaggio è incominciato alle 12:00 in concomitanza con l’uscita di alcuni studenti, erano presenti una trentina di antifascisti posizionati sul marciapiede di fronte la scuola con uno striscione con su scritto “Cacciamo i fascisti da scuole e facoltà”.
Quando è terminata l’uscita dei ragazzi da scuola, alcuni dei quali si sono uniti al sit in, sono sopraggiunti agenti della digos che ci hanno intimato di andarcene perché il sit-in “non era autorizzato”, al nostro netto rifiuto di interrompere il sacrosanto diritto d’espressione sancito dalla Costituzione Italiana, e ribattendo che si trattava di un volantinaggio sul marciapiede per il quale non c’è bisogno di nessuna comunicazione in questura, gli agenti della digos hanno intimato i presenti a fornire le generalità, alla nostra richiesta di spiegazioni hanno afferrato strattonandolo un compagno del Collettivo 20 luglio di scienze politiche dicendo: “ora tu vieni con noi”, alcuni compagni hanno reagito sfilandogli il compagno e ritirandoselo sul marciapiede, a questo punto è iniziato il parapiglia dove gli agenti della digos più alcuni poliziotti in divisa, sopraggiunti su un paio di volanti, si sono avventati contro tutti i compagni cercando di arrestarne quanti più possibile, il sit-in ha risposto compatto e determinato: i compagni tiravano dalla presa dei poliziotti gli altri che erano placcati da 4-5 poliziotti e agenti della digos contemporaneamente.
Questa reazione determinata e compatta da un lato ha sorpreso chi è abituato ad ubbidire e a servire i superiori, dall’altro ha causato una foga ancora maggiore dei servi in divisa che si sono avventati principalmente contro i più piccoli.
Due compagni appena diciottenni, tutt’ora in arresto, sono stati sbattuti violentemente sul marciapiede con 4-5 poliziotti per ognuno che li bloccavano anche pressando con le ginocchia sul collo dei compagni.
Nel mentre agli studenti della scuola che tecnicamente erano usciti ma che erano rimasti dentro l’atrio non è stato permesso di uscire, il preside ha ordinato di chiudere i cancelli. Molti di loro indignati sono saliti sulla cancellata e sulle ringhiere della scuola gridando “vergogna !” in direzione della polizia, anche molti genitori e passanti che poco prima si erano avvicinati al nostro sit-in, osservavano la scena con un misto di indignazione e incredulità, una giovanissima studentessa appena sopraggiunta al sit-in e vedendo un tale spettacolo, ha inveito con rabbia contro la polizia e come risposta è stata sbattuta contro dei cassonetti.
Contemporaneamente sopraggiungevano altre volanti da cui scendevano altri poliziotti che si avventavano sugli studenti del sit-in e sugli studenti della scuola obbligandoli a cancellare foto e filmini amatoriali: le prove dell’aggressione poliziesca.
Dopo una resistenza determinata degli iniziali partecipanti più gli studenti che sono riusciti a raggiungere il sit-in, dopo aver sbattuto a terra e al muro alcuni di noi, sono riusciti ad arrestare 6 compagni (Cesare,Ruggero e Francesco tutt’ora in stato d’arresto e Paolo,Mauro e Carlo indagati ma rilasciati ieri nel tardo pomeriggio), gli altri dopo essersi ricompattati, hanno deciso di fornire solo 3 documenti permettendo al resto dei compagni di allontanarsi ed evitare ulteriori fermi e arresti.
Per arrestare questi sei compagni lo stato ha messo in campo uno spropositato intervento della polizia ( in tutto circa 15 volanti, una camionetta dell’antisommossa e le strade limitrofe chiuse al traffico), un’autentica aggressione contro 30 studenti antifascisti da parte di almeno 50 poliziotti “supportati” sul campo da una decina di digossini, abbiamo avuto anche l’onore di ricevere la visita del vice questore Pampillonia!
Questa è la cronaca dei fatti, al contrario di quanto scritto dai giornali, non c’è stata alcuna colluttazione o scontro con i fascisti (anche se li abbiamo visti scorazzare liberamente sia prima che dopo il sit-in nei pressi del liceo), non c’è stato nessun lancio di oggetti contro le forze dell’ordine, piuttosto il contrario.
La versione divulgata dalla questura circa uno scontro tra opposte fazioni che si fronteggiavano e totalmente falsa e serve solo a giustificare il grave atto di repressione poliziesca davanti agli occhi di decine di persone tra studenti,genitori, lavoratori e passanti.
Il problema di ordine pubblico è stato provocato dalla repressione poliziesca contro un pacifico volantinaggio che non stava mettendo in pericolo nessuno studente della scuola contrariamente da quanto dichiarato dal preside della scuola Antonino Raffaele.
La scellerata decisione del preside di chiamare continuamente la Questura anche in questa occasione è stata causa di “problemi all’ordine pubblico” e della contusione di studenti giovanissimi, di tutto questo il preside è responsabile e dovrà rendere conto agli studenti.
Come abbiamo scritto in comunicati precedenti sul nostro blog, ormai è da circa un anno che il preside tollera che organizzazioni neofasciste facciano la loro sporca propaganda sia dentro che fuori la scuola.
Chiunque dovrebbe indignarsi davanti al fatto che esistano gruppi neofascisti, tollerati e spalleggiati dallo stato e dal governo, in teoria vietati dalla costituzione italiana di cui il preside dovrebbe esserne garante a scuola.
Ma tutto ciò non ci stupisce, l’antifascismo non lo deleghiamo a nessuno, ne ad un preside che non ha cura dei propri studenti, ancor meno allo stato e ai suoi servi in divisa che storicamente sono collusi con i fascisti.
L’antifascismo è un valore sacrosanto che difendiamo e pratichiamo quotidianamente.
In questa città, come diciamo da tempo, il clima sta cambiando, a Palermo la digos scorta i fascisti di Casapound la notte per coprire le scritte antifasciste davanti l’Umberto, a Palermo ieri la questura ha alzato di grosso il tiro contro chi esprime un’ opinione non conforme a quella dominante, contro chi denuncia la collusione tra istituzione e squadristi, contro gli antifascisti e indirettamente contro qualsiasi cittadino che esprime il proprio dissenso. Non dimentichiamo come la settimana scorsa siano successi episodi analoghi contro liberi cittadini che non gradivano la visita del Papa costata 3 milioni di € in una città in permanente emergenza sociale
È evidente che, dopo la grande manifestazione studentesca di Venerdi scorso con la partecipazione di 7000 studenti che gridavano all’unisono “siamo tutti antifascisti” , che dopo l’esperienza dell’onda del 2008 sono pronti a scendere nuovamente in campo con più esperienza e determinazione, la reazione delle istituzioni è di paura e spaesamento al montare del dissenso reagendo con la repressione poliziesca, principalmente contro i giovani e i giovanissimi che scoprono un nuovo modo di fare politica, quella vera, lontana da partiti e sindacati istituzionali.
Tutto questo non rimarrà impunito!
Cesare,Ruggero e Francesco liberi subito!
Chi semina vento raccoglie tempesta!
Oggi alle ore 16:00 sit-in sotto la Questura a seguire assemblea di movimento presso la sede dello Slai Cobas per il Sindacato di Classe in Via G.del Duca 4 (accanto i cantieri culturali della zisa).
Domani ore 9:00 sit-in davanti il Tribunale di Palermo
Partecipiamo in massa a tutti gli appuntamenti, la solidarietà è un’arma!
Red Block
Domenica 10/10/10
Val di Dusa - No Tav - Marcia del 9 Ottobre 2010
Marcia No tav da Vaie a Sant'Ambrogio del 9 ottobre 2010
venerdì 8 ottobre 2010
SCUOLA: 300MILA STUDENTI IN PIAZZA IN OLTRE 100 CITTA' CONTRO I TAGLI DELLA GELMINI
Sciopero dei migranti 8 Ottobre
Hanno occupato pacificamente le 16 rotonde stradali dove di solito vengono ingaggiati dai caporali per pochi euro al giorno. I migranti chiedono diritti e dignità e di poter guadagnare almeno 50 euro al giorno.
giovedì 7 ottobre 2010
venerdì 1 ottobre 2010
1 Ottobre Torino - corteo studenti medi la polizia carica
Oggi 1 ottobre 2010 nella prima manifestazione dell'anno cinquemila studenti sono tornati in piazza a gridare la propria rabbia e la propria determinazione nel bloccare la riforma Gelmini, nel mostrare il proprio dissenso verso l'attacco portato al mondo della formazione e al nostro futuro. Un futuro figlio della precarietà, un futuro che noi pretendiamo riprendere nelle nostre mani.
Il corteo, caratterizzato da una forte presenza di studenti di istituti tecnici e professionali (maggiormente colpiti dalla riforma), si è snodato per le vie del centro ed è stato in grado di mostrare bene quale fosse la controparte con il lancio di uova contro il MIUR e lo scarico di alcuni sacchi di macerie di fronte alla provincia, ente responsabile dell'edilizia scolastica. Inoltre il corteo ha deviato per passare di fronte alla Camera di commercio (uno dei possibili partecipanti al consiglio di amministrazione delle singole scuole previsto dalla Proposta di Legge Aprea). Il corteo ha poi proseguito su via Po e all'altezza di Via Sant'Ottavio si è trovato di fronte uno sbarramento della polizia. L'intenzione di noi studenti era quella di andare verso piazza Vittorio e così è stato richiesto alla polizia. Che prima ha negato il permesso ad andare in piazza e successivamente ha caricato a freddo e violentemente gli studenti. Si sono susseguite molte cariche di ingente violenza atte a intimidire gli studenti, anche rompendo i vetri del furgone che avevamo nolleggiato! Ma queste non hanno fatto nient'altro che incrementare la nostra rabbia e la nostra determinazione: il corteo si è ricompattato più volte resistendo e cercando di arginare la violenza della polizia, incitata e diretta dal responsabile di piazza della celere DiGaetano. Ci sono stati numerosi studenti feriti di cui uno è ancora all'ospedale Mauriziano. Come scrivevamo sullo striscione che apriva lo striscione: Gelmini pensavi che questa fosse la fine, ma è soltanto l'inizio. Non ci faremo intimidire né dalle politiche di disciplinamento né dalla violenza della celere. Rilanciamo quindi la mobilitazione per l'8 Ottobre contro la Riforma Gelmini, la Proposta di Legge Aprea. Inoltre vi sarà lunedì 4 ottobre un'assemblea alle 16:00 a Palazzo Nuovo per valutare i risultati del corteo di oggi e denunciare il comportamento delle forze dell'ordine. Ci preme sottolineare la genuinità della manifestazione, l'enorme partecipazione e il livello di autorganizzazione degli studenti. Non vorremmo che i questurini o qualche politicante in erba raccontasse ai giornalisti la solita favola dei "soliti noti che cercano la provocazione".
Studenti Medi Torino
InfoautVideo
Colpo di stato in Ecuador: l’America latina integrazionista è più forte del golpismo
Ma, al di là delle parole, Rafael Correa ha già vinto la propria sfida. Ha sfidato i golpisti invitandoli a sparare, ad ucciderlo se ne avevano il coraggio. Quindi, per 11 ore, i golpisti avevano preteso che il presidente umiliasse se stesso e la Costituzione dell’Ecuador accettando di trattare, barattando la sua incolumità personale con la rinuncia sostanziale a quel progetto di un nuovo Ecuador dove tutti fossero cittadini. Ma Correa non ha chinato la testa e, a quel punto, il blitz, anticipato di due ore da Giornalismo partecipativo, è apparso l’unica soluzione.
Gli avvenimenti di Quito, dopo l’ennesima settimana di demonizzazione dell’America latina integrazionista da parte dei grandi media mondiali, rimettono in maniera chiara come il sole, per chiunque sia in buona fede, le cose al loro posto. Come ha affermato nella notte il Presidente brasiliano Lula ancora una volta è stato testimoniato che non è la sinistra ad attentare alla democrazia in America latina. La sinistra, i governi integrazionisti che stanno riscattando il Continente dalla notte neoliberale, sono la democrazia in America latina. Lula stesso e domani Dilma Rousseff, Hugo Chávez, Cristina Fernández, Rafael Correa, Pepe Mujica, Evo Morales, perfino Cuba, per quanti errori possano aver compiuto e continueranno a compiere, stanno dalla parte dei popoli che vogliono riprendersi la storia, vogliono una vita più dignitosa e stanno ridando un senso a parole d’ordine in Europa dimenticate come uguaglianza e giustizia sociale.
E’ invece la destra ad attentare sempre alla democrazia in America latina, come ha dimostrato in Venezuela, in Honduras, in Ecuador con i colpi di stato e in in Bolivia col secessionismo, partendo da quello strumento goebblesiano che in tutti i paesi prende la forma del complesso mediatico commerciale.
E’ sotto gli occhi di tutti quanto è avvenuto questa settimana. I media commerciali di tutto il continente, ma anche europei ed italiani, si sono dedicati sistematicamente a demonizzare i governi democratici di Brasile e Venezuela. Il primo, con all’attivo forse il più positivo bilancio al mondo perfino in termini di crescita capitalista dal 2003 in avanti, il secondo che ha appena vinto con maggioranza assoluta le elezioni parlamentari, sono stati costantemente sotto tiro. Nel caso venezuelano la vittoria è stata ridicolamente e sistematicamente presentata come una sconfitta e una campana a morto per il governo bolivariano. Anche sull’Ecuador i disinformatori sono al lavoro: “tranquilli non è un golpe” hanno sviato tutto il giorno e anche adesso occultano evidenze, testimonianze e prove per presentare il complotto come un semplice conflitto sindacale sfuggito di mano per focosità naturale (sic) delle popolazioni andine.
Conflitto sindacale un corno! Le parole e i fatti devono avere ancora un senso, anche per chi di mestiere lavora sempre per edulcorare. Il presidente è stato malmenato, colpito con gas lacrimogeni, infine sequestrato per 11 ore in un’ospedale all’interno di una caserma, con almeno un tentativo solido di portarlo altrove, frustrato solo perché nel frattempo migliaia di cittadini avevano circondato la caserma, riproducendo per molti versi l’epopea dei giorni dell’aprile 2002 in Venezuela, quando il popolo si sollevò contro il golpe riportando Hugo Chávez a Miraflores. Il popolo pacifico che non accetta più la prepotenza è la cifra dell’America latina del XXI secolo. Anche dove la violenza infine trionfa, come è successo in Honduras, nessuno abbassa più la testa.
Ma non è solo il sequestro del presidente, che pure è la prova provata e legale dell’avvenuto colpo di stato, a testimoniare la gravità degli eventi: durante ore sono state sotto controllo golpista le due principali città del paese e i due principali aeroporti del paese sono stati chiusi. Anche in città come Cuenca e Manabi ci sono state manifestazioni di appoggio al golpe, mettendo in piazza quella massa di manovra, gli “studenti di destra”, già visti all’opera in varie parti del Continente, da Santa Cruz in Bolivia a Caracas, scesi in piazza in appoggio ad un governo civico-militare che per almeno un paio d’ore è sembrato potesse prosperare.
Altrove, invece, la strada è stata presa da civili leali alla Costituzione, in ore di tensione intensa che hanno già fatto cadere le teste del capo della Polizia e, la notizia non è ufficiale ma è stata confermata a Giornalismo partecipativo, del ministro degli Interni Gustavo Jarlkh. La televisione pubblica, altro atto gravissimo, è stata assaltata e ridotta al silenzio per oltre un’ora da elementi sicuramente riconducibili all’ex-presidente fondomonetarista Lucio Gutiérrez. Dov’è la SIP, la società interamericana della stampa (la confindustria degli editori di media latinoamericani), dov’è Reporter Senza Frontiere, così solerti a strapparsi le vesti quando un media commerciale è ricondotto al rispetto delle leggi in Bolivia o in Brasile o in Venezuela e sempre silenziosi quando la libertà di stampa dei media non omologati viene vilipesa? Per ore molti giornalisti sono stati sequestrati nella stessa caserma del presidente e almeno un cameramen è stato gravemente picchiato e la sua telecamera distrutta. Cosa importa…
All’estero la CNN ha impiegato otto ore prima di ammettere che il presidente Rafael Correa si trovasse sotto sequestro. Ammettere il sequestro voleva dire ammettere la rottura dell’ordine costituzionale e quindi il golpe in atto. Strana maniera di lavorare per un canale all-news che deve la sua fortuna al tempismo con il quale dà le notizie. El País di Madrid ha dovuto rinculare e spiegare che c’era stato un sequestro solo quando ha dovuto prendere atto del blitz per porvi fine. Vergogna per un quotidiano che con coraggio si oppose al golpe Tejero un 23 febbraio di troppi anni fa in Spagna! Fondo Monetario Internazionale, destra tradizionale, non solo personaggi come Lucio Gutiérrez ma anche il sindaco di Guayaquil Jaime Nebot erano dietro al tentativo golpista, il simbolo della destra della costa che in Ecuador viene chiamata “pelucones”, parrucconi. Inoltre si moltiplicano le informative che testimoniano come proprio la polizia nazionale ecuadoriana, individuata come punto debole nella lealtà alla Costituzione, sia stata sistematicamente infiltrata e profumatamente corrotta fin dal 2008 dai soliti noti, a partire da USAID.
Ai golpisti è andata male su tutta la linea. I presidenti latinoamericani, escludendo una volta di più Washington, hanno attraversato il continente nella notte per riunirsi a Buenos Aires e mostrarsi uniti come mai. Non facevano eccezione quelli di destra, Juan Manuel Santos, Alan García, Sebastían Piñera, contro il terzo golpe in otto anni nella regione, senta contare altri rumori di sciabole dalla Bolivia al Paraguay. Nel frattempo il governo degli Stati Uniti si limitava a “monitorare” la situazione e, solo quando è stato evidente l’isolamento dei golpisti nel paese e nel continente, è passato dal monitoraggio alla condanna. Far finta di non vedere una regia dietro questa giornata che si conclude con un bilancio di due morti e una settantina di feriti e descrivere gli avvenimenti di Quito come casuali e spontanei è un cosciente atto di disinformazione. Altro che conflitto sindacale!
Gennaro Carotenuto